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Blockchain in Italia: miglioramento delle normative

Blockchain in Italia

Sommario dell'articolo

Blockchain in Italia è ancora in una fase embrionale e la legge che la regolamenta ha ancora molte lacune, molti sforzi sono stati fatti in questo senso.

L’Italia sta spingendo l’intero paese verso la trasformazione digitale negli ultimi anni, per ridurre la distanza dagli altri paesi dell’UE. 

Già nel 2019 l’Italia ha definito per la prima volta cos’è un registro distribuito, cercando ovviamente di darne una descrizione standard, universalmente riconosciuta, che potrebbe essere ancora soggetta a modifiche insieme all’evoluzione del settore.

Da allora, sono state adottate misure per regolamentare le criptovalute, gli Smart contract e le transazioni sulla Blockchain.

Stato attuale delle criptovalute e della Blockchain in Italia

A differenza della DLT (Distributed Ledger Tecnology), le criptovalute non hanno ancora una definizione legale, perché le autorità di regolamentazione stanno ancora discutendo se debbano essere considerate monete o altro. 

Potrebbe sembrare un piccolo dettaglio, ma non lo è, in quanto definire le criptovalute come moneta potrebbe aprire alcune scappatoie per quanto riguarda il loro status di moneta a corso legale.

Al momento, l’approccio dominante è che le criptovalute siano trattate come valute estere, quindi possono essere scambiate con valuta fiat o tra loro al tasso disponibile quando viene eseguita la transazione.

Si sottolinea che questa valutazione non è ufficiale, ma è conseguenza di una valutazione a un pronunciamento della corte di Cassazione, Sez. II Penale, che con la sentenza 2 ottobre 2020, n. 28607 ha definito le criptovalute in Italia come uno strumento finanziario.

Tuttavia, la maggior parte del lavoro per regolare le criptovalute e le altre applicazioni della Blockchain in Italia è tutt’altro che concluso, infatti i tribunali che si pronunciano caso per caso, creano continui nuovi precedenti che rendono il quadro sempre più complesso.

C’è la tendenza a pensare alle criptovalute come risorse, piuttosto che come valute, anche se alcuni giudici hanno deliberato in modo diverso. Ciò significa che le criptovalute possono essere scambiate in qualsiasi transazione che accetti sia denaro che risorse, come pagamento.

A livello di Antiriciclaggio (AML), le normative vigenti in Italia non menzionano mai direttamente le criptovalute, ma ne parlano come di valute virtuali, definizione ampia che include anche altri asset digitali.

Tassazione sulle criptovalute e della Blockchain in Italia

La tassazione delle criptovalute non è stata ancora regolamentata, lasciando questo onere all’Agenzia delle Entrate. 

Quello che sappiamo finora è:

  • Le criptovalute sono esenti da IVA;
  • I ricavi generati dal trading di criptovalute devono essere dichiarati dalle imprese e inclusi nell’imposta sulle società;
  • I guadagni delle criptovalute equivalgono ai guadagni del trading sul forex e sono esenti da tassazione fintanto che la somma totale delle criptovalute detenute è inferiore a circa 50.000 € (cifre esatte aggiornate annualmente).

Smart contract

Secondo la normativa italiana, un contratto deve essere in forma scritta, le parti devono essere identificabili e il soggetto deve definire una transazione economica.

Ciò significa che gli Smart contract sono generalmente riconosciuti dalla legge italiana, ma non sono state ancora stabilite linee guida specifiche.

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Foto di olieman.eth

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